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Di relazioni e solitudine

Appena sposata, diciannove anni fa, in viaggio di nozze, ricordo che pensai, confortata, che non avrei più sofferto di solitudine. Lo pensai durante la notte, sdraiata al fianco dell’uomo che avevo appena sposato, illudendomi. Perché così non è stato. La solitudine di cui parlo è qualcosa di intimo, che ha a che fare con la condivisione, l’empatia, e tutte quelle cianfrusaglie di cui è fatta una relazione. Mi sono spesso, o quasi sempre, sentita sola. Certo, sono per natura portata alla solitudine, quel tipo di solitudine metafisica, ma non ho mai trovato in mio marito il compagno, nell’accezione poetica della parola. Da qui tutti i miei problemi, le accuse che ci siamo palleggiate, come una guerra.

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Dopo i quaranta

Ero convinta che avrei mollato tutti appena compiuto quarant’anni…

un cambio di vita col botto. Invece tra un po’ ne compio cinquanta e non è cambiato nulla: i problemi sono sempre gli stessi e il modo di affrontarli è peggiorato, ho perso la pazienza.

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Eccomi qua

Che sia presunzione la mia?

Perché mai qualcuno dovrebbe leggere i miei pensieri, commentarli anche…

no, non è presunzione, ma solo il piacere di condividere pensieri ed emozioni.

E’ il mio matrimonio l’argomento chiave… le cadute, le discussioni, l’amore, l’odio. E’ la storia di un principe azzurro, ma non troppo azzurro.

Spero di capirci anch’io qualcosa….